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Il gruppo dei pari

4 Marzo 2021

Come disse il filosofo greco Aristotele, l’uomo è un animale sociale in quanto tende naturalmente ad aggregarsi con gli altri e a costruire una società.

I bambini, fin dalla nascita, dispongono di una naturale tendenza all’interazione. Possiedono cioè delle caratteristiche che li predispongono alla costruzione di legami affettivi.

La famiglia e la scuola rappresentano le due più importanti agenzie di socializzazione per i bambini nelle quali costruire legami e strutturare il proprio sviluppo sociale.  

In particolare, la famiglia è il primo contesto nel quale il bambino sviluppa le proprie competenze relazioni. Nel corso dello sviluppo e in concomitanza con l’ingresso nel mondo della scuola si apre al contesto del gruppo dei pari. A differenza della famiglia, in cui le relazioni vengono dette “verticali” nei quali i membri della relazione stanno su due piani differenti, sia per livello di sviluppo e di competenze, sia per quello di potere nella relazione, nel gruppo di pari il bambino ha l’occasione di strutturare relazioni “orizzontali”, ovvero simmetriche.  In questo tipo di relazione i due o più interlocutori stanno sullo stesso piano. Tale simmetria consente di sviluppare la cooperazione, il senso di appartenenza; rafforza il senso di identità e favorisce una più libera condivisione.

L’importanza delle relazioni tra pari nello sviluppo:

Nel corso dello sviluppo le varie occasioni di contatto e interazione tra pari rappresentano preziose occasioni di sviluppo, sin dai primi anni di vita.

In età prescolare le abilità in campo sociale, ancora del tutto in formazione, fanno sì che i primi scambi interazionali tra bambini della stessa età non siano del tutto reciproci. I bambini si ritrovano vicini fisicamente, ma svolgono delle attività parallele in cui sostanzialmente ognuno gioca da solo. È a partire dai 2 o 3 anni che le abilità sociali si affinano e permettono l’emergere di prime forme di gioco cooperativo, in cui le attività di un bambino con l’altro sono reciproche.  Già in età prescolare le attività di gruppo assumono un’importanza fondamentale. A questa età i gruppi dei pari appaiono già dotati di regole e significati condivisi. È come se i bambini appartenenti a un gruppo costruissero spontaneamente e in maniera condivisa una propria cultura, in cui si riconoscono e si rispecchiano. Sin dai primi anni di vita dunque, il gruppo viene visto come una preziosa occasione di apprendimento, che favorisce non solo lo sviluppo sociale, ma anche quello identitario. È nel gruppo che ci si riconosce. Proprio questo secondo aspetto sarà centrale nelle relazioni tra pari in adolescenza.

L’adolescenza è una fase dello sviluppo assai complessa, per via di tutta una serie di cambiamenti che l’adolescente si ritrova a dover affrontare, sia dal punto di vista fisco che psicologico.

Il gruppo dei pari in adolescenza assume un ruolo ancor più centrale che nelle fasi di sviluppo precedenti. È nel gruppo dei pari che i giovani costruiscono e rafforzano la loro identità e instaurano legami significativi. Il gruppo dei pari diventa luogo di confronto nel quale ritrovare se stessi. Non solo, il gruppo dei pari risponde ad alcuni dei bisogni fondamentali dell’uomo: il bisogno di inclusione e di appartenenza.

Le relazioni al tempo del COVID-19

In tutto il mondo si stanno conducendo delle ricerche volte ad indagare l’impatto che la pandemia ha avuto sul benessere fisico e psicologico dei ragazzi. L’isolamento sociale, tra gli altri, è uno dei fattori maggiormente studiati.

Purtroppo, i primi risultati non sembrano essere positivi. Avendo in mente quanto sia importante il contatto con i pari, non è difficile credere che le restrizioni imposte per fronteggiare la pandemia da COVID-19, in quanto fondate sul distanziamento sociale, abbiano avuto un forte impatto sul benessere psicologico dei bambini e dei ragazzi.

Ansia e depressione sono solo alcune delle conseguenze riportate da alcune ricerche che hanno studiato gli effetti delle restrizioni sul benessere psicologico di bambini e ragazzi.

Non avere contatti diretti con i propri amici e compagni è ciò che più impoverisce lo sviluppo di bambini e ragazzi. Ne deriva un forte senso di solitudine che non fa altro che alimentare la tendenza a chiudersi in camera, a stare ore e ore davanti al computer, al di là del tempo da dedicare alla didattica a distanza. Anche i rapporti con i genitori possono diventare più difficili.

Ma sono proprio i genitori a svolgere un ruolo protettivo importante in questa fase. Come? Con la loro presenza non solo fisica ma anche e soprattutto emotiva, la loro disponibilità a condividere pensieri ed emozioni, anche le più negative, in modo che queste non restino bloccate all’interno ma vengano fuori.

Dott.ssa Anna Guerrini

Psicologa


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