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Nel mese del Natale il tema del dono diventa più che mai ricco di significato

8 Dicembre 2022

Sia da un punto di vista sociale che psicologico il gesto del donare non è così banale come potrebbe a prima vista apparire: serve a stabilire legami interpersonali e sociali ed è espressione di quello che potremmo definire un comportamento prosociale.

Il comportamento prosociale viene inteso come qualsiasi comportamento atto a beneficiare altre persone. Sono quindi esempi di comportamento prosociale l’atto del donare, consolare, aiutare l’altro. Lo sviluppo del comportamento prosociale inizia nell’infanzia e si protrae fino all’età adulta. Diversi sono i fattori che intervengono nel determinare la prosocialità, tra cui fattori biologici e ambientali che si intrecciano in modalità differenti dando vita a diversificazioni dello sviluppo del comportamento prosociale nel percorso di crescita di ciascuno.

Quello che emerge in maniera abbastanza chiara è che esistono precursori della prosocialità fin dal primo anno di vita, quando il bambino è in grado di mettere in atto rudimentali comportamenti di aiuto e consolazione nei confronti di qualcuno attraverso, ad esempio, il dono del cibo. Nel tempo questi comportamenti diventano sempre più strutturati e consapevoli. Grazie all’acquisizione della capacità di riconoscere l’altro e considerare l’altro come portatore di bisogni altrui, il bambino durante il secondo anno di vita diventa più competente da un punto di vista sociale, e mette in atto comportamenti sempre più diretti verso l’altro.

Aiutare l’altro non porta benefici solo a chi riceve un gesto d’aiuto, ma anche a chi lo fa consentendogli di sperimentare benessere psicofisico, di percepirsi come competente, efficace, utile e di essere meritevole di autostima. Ecco perché è importante promuovere comportamenti prosociali nei bambini. Cosa fare in quanto genitori? qualche piccolo consiglio:  

  • Stimolare nei bambini la comprensione delle emozioni e degli stati d’animo, propri e altrui, incoraggiandoli nella comunicazione delle proprie emozioni offrendo loro ascolto e comprensione.
  • Rafforzare la loro capacità di capacità di problem solving, di collaborazione, di cooperazione e di creatività da esercitare non solo in contesti strutturati come la scuola ma anche in contesti informali, attraverso il gioco.
  • Aiutare i bambini a tessere nel tempo legami positivi con i pari e con gli adulti
  • Rappresentare per loro un buon modello, fornendo esempi da seguire circa il rispetto dell’altro e la gestione costruttiva dei conflitti.

Dott.ssa Anna Guerrini
Psicologa