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La fobia scolare

15 Settembre 2022

Con fobia scolare si intende uno stato di ansia incontrollata che si manifesta con costanti tentativi di rifiuto da parte del bambino o dell’adolescente di frequentare regolarmente la scuola e/o di rimanere in classe per un giorno intero. I livelli di ansia e paura sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica. Il bambino/ragazzo con la fobia scolare sperimenta una marcata paura nei confronti dell’ambiente scolastico a causa di un senso di vulnerabilità e di pericolo lontano da casa.

Per questo motivo bambini con la fobia scolare possono rifiutarsi di andare a scuola. Alcuni la mattina si svegliano, si preparano ma quando poi arriva il momento di uscire di casa si bloccano oppure se escono di casa sentono il bisogno di tornare indietro prima di entrare a scuola. Quando invece riescono ad entrare a scuola può succedere che nel corso della mattinata chiedano di chiamare a casa per farsi venire a prendere, oppure possono iniziare a lamentarsi e disturbare al punto da essere rimandati a casa.

Anche in questo caso si tratta di una condizione clinica che può essere affrontata con un trattamento di tipo psicoterapeutico.

L’approccio che si è rivelato maggiormente efficace nel trattamento della fobia scolare è l’approccio cognitivo comportamentale. Esso si pone come obiettivo quello di modificare le cognizioni e i comportamenti associati alla scuola per arrivare ad un rientro a scuola (graduale) senza sofferenza da parte del bambino.

La terapia cognitivo-comportamentale vede il rifiuto di andare a scuola come un meccanismo di evitamento di qualcosa di doloroso. Pertanto, il primo passo è capire che cosa il bambino ottiene attraverso i suoi comportamenti di evitamento. Un bambino può, infatti, rifiutare la scuola per diverse ragioni, come ad esempio evitare situazioni legate alla scuola che gli provocano emozioni negative, evitare situazioni sociali percepite come negative, cercare o ricevere attenzione da persone significative al di fuori dal contesto scolastico e così via.

Evitando di andare a scuola il bambino ottiene un vantaggio che può essere la riduzione dell’ansia. Questo funge da rinforzo e aumenta la probabilità di ripetere nel tempo questo comportamento di evitamento. L’evitamento rappresenta un potente fattore di mantenimento del problema per il vantaggio (a breve termine) che esso comporta e rappresenta un ostacolo per riuscire a risolvere il problema.

La terapia cognitivo-comportamentale prevede l’utilizzo di tecniche di psicoeducazione per comprendere la natura e il processo dell’ansia, accompagnate da tecniche comportamentali per regolare gli stati fisici legati all’ansia (mediante tecniche comportamentali) e aumentare la consapevolezza dei propri stati corporei e del legame fra pensieri, stati fisici e stati emotivi attraverso tecniche cognitive.

Con la terapia si identificano i pensieri disfunzionali (rispetto a sé, gli eventi, le attività, la separazione dalla figura di attaccamento) verso cui promuovere una ristrutturazione cognitiva. Si prevedono poi training sulle abilità di comunicazione e l’insegnamento di tecniche di problem solving.

L’obiettivo finale è il rientro a scuola. Esso deve essere graduale e concordato nei tempi e nelle modalità  con gli insegnanti e il personale scolastico.

Dott.ssa Anna Guerrini
Psicologa