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Genitorialità e affido

24 Marzo 2022

Tra le principali forme di tutela nell’ambito della genitorialità ritroviamo l’affido. L’affido viene definito come un istituto giuridico che sancisce il diritto del minore ad essere educato nella propria famiglia e, in mancanza di essa, a poter fruire delle cure di una famiglia altra, che possa quindi esercitare una funzione vicariante. 

Diversamente dall’adozione, che comporta l’instaurarsi di un legame filiale definitivo ed esclusivo, l’affido consiste nell’inserimento temporaneo del minore in una famiglia diversa da quella di origine, che ad essa tuttavia non si sostituisce ma si affianca, costituendo così una misura provvisoria.

L’affido familiare viene definito come una misura di supporto alla famiglia di origine in cui temporaneamente un bambino viene accolto in una famiglia affidataria che possa assicurargli cura, protezione, educazione, istruzione e che possa accogliere i suoi bisogni affettivi ed emotivi per un periodo di tempo limitato nel tempo. L’obiettivo dell’affido, infatti, è quello del rientro del bambino dato in affido nella propria famiglia di origine.

L’affido familiare costituisce un importantissimo strumento di tutela che consente al bambino di sperimentare un luogo sicuro, un sicuro legame di attaccamento in grado di costruire stabili e positive rappresentazioni di sé e della realtà a fronte di iniziali esperienze difficili vissute all’interno della propria famiglia di origine. Va però tenuto conto di importanti vissuti che possono interessare tanto il bambino al centro del percorso di affido e le due famiglie che condividono con lui uno scenario così complesso quanto potente fatto di equilibri e spazi: la famiglia di origine e la famiglia affidataria.

La sfida più grande per il bambino è rappresentata dal confronto con il tema della perdita e con i vissuti emotivi intensi di rabbia e tristezza che il bambino vive rispetto alla propria famiglia di origine. Il tema della perdita tocca anche i genitori naturali che possono sentirsi delegittimato nel loro ruolo, se faticano a comprendere l’esigenza della misura temporanea attuata. Talvolta tali vissuti possono rendere faticosa la condivisione e l’attuazione del progetto educativo alla base dell’affido.

I genitori affidatari prendono parte a questo scenario come portatori di nuove esperienze che possano porsi come valide alternative a quelle vissute dal bambino nel proprio contesto familiare originario.

Nel difficile equilibrio tra diverse figure e ruoli giocati nell’ambito dell’affido familiare gli elementi che possono sostenere il buon andamento dell’esperienza sono diversi. Innanzitutto, la buona qualità delle relazioni familiari e la capacità di apertura reciproca e di riconoscimento di ruoli tra la famiglia di origine e quella affidataria. In secondo luogo, il riconoscimento e il mantenimento del confine tra ciò che è assunzione temporanea della responsabilità genitoriale nei confronti del bambino in affido e la volontà di inglobare completamente il figlio all’interno della propria famiglia. Ai genitori affidatari è infatti richiesto un continuo riconoscimento dell’appartenenza originaria del bambino alla propria famiglia di origine.

La sfida più grande per quanto concerne la tutela del benessere psicologico del bambino che vive l’esperienza dell’affido è tutelarlo ed accompagnarlo nel conflitto di lealtà che potrà sperimentare nei confronti della propria famiglia di origine. Il bambino, in particolare, potrà sperimentare preoccupazione ed irritazione nel timore di essere sleale nei confronti della propria famiglia di origine.

Tuttavia, tale conflitto è parte integrante dell’affido stesso e può al contrario rappresentare un’opportunità di crescita e di sviluppo passando attraverso la comprensione che possano esistere modi diversi di vivere rispetto a quello conosciuto fino a quel momento, e di poter riconoscere la possibilità di scelta verso ciò che è più in linea con il perseguimento dei propri scopi.

Dott.ssa Anna Guerrini
Psicologa