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Il legame di attaccamento

18 Febbraio 2021

Il legame di attaccamento. Una relazione per la vita.

Alcune ricerche hanno dimostrato che, fin dai primi mesi di vita, i bambini sono in gradi di mettere in atto dei comportamenti innati efficaci a garantire la vicinanza e la prossimità di un adulto significativo, riconosciuto come capace di proteggerli di fronte ad una minaccia. Questi comportamenti sono alla base della costruzione del legame di attaccamento, un legame che il bambino costruisce nel corso dei primissimi anni di vita con la figura di riferimento che più si prende cura di lui e che ne influenzerà profondamente l’intera vita relazionale lungo tutto l’arco della sua vita.

Il legame di attaccamento e le sue fasi

Secondo lo psichiatra e psicoterapeuta britannico John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, il bambino nascerebbe con una predisposizione innata a costruire un legame con la figura che si prende cura di lui, il cosiddetto legame di attaccamento. Esso viene definito come una relazione di lunga durata ed emotivamente significativa con una figura riconosciuta come capace di proteggerlo. Per attivare il sistema di attaccamento, il bambino è capace, in una condizione di pericolo, di mettere in atto comportamenti quali il pianto, in grado di attivare una risposta di cura da parte della figura di riferimento, che viene percepita come la “base sicura” a cui fare affidamento nei momenti di pericolo.

Il legame di attaccamento trae le sue origini sin da prima della nascita e si struttura definitivamente nel corso del primo anno di vita del bambino. Esistono diverse fasi nella costruzione del legame di attaccamento.

In una prima fase, che va dalla nascita ai primi 2 mesi circa della vita del bambino, egli non discrimina la figura di attaccamento ma ricerca la vicinanza e la prossimità di un adulto, attraverso pianti, sorrisi e vocalizzazioni di una qualsiasi figura adulta in grado di proteggerlo.

Nella seconda fase, dai 3 ai 6 mesi circa, il bambino inizia a rivolgere la propria ricerca di cura nei confronti di una figura specifica identificata come quella più significativa, in grado di prendersi cura di lui e proteggerlo.

La terza fase va dai 6 mesi ai 2 anni circa del bambino. È la fase del mantenimento della vicinanza con la figura di riferimento. Durante questo periodo di vita egli raggiunge alcune delle tappe fondamentali del suo sviluppo fisico e psicologico. Egli infatti impara a camminare e a parlare. Rivolgerà maggiori attenzioni alla propria figura di riferimento, volte a mantenerne il contatto e la prossimità. In questa fase compare l’ansia di separazione e la paura dell’estraneo, indicatori di una paura ad essere lasciato solo, in assenza della propria figura di riferimento.

Nella quarta fase, dai 2 anni circa in poi, il bambino è in grado di manifestare dei comportamenti intenzionali, ovvero guidati da scopi, questo grazie anche ai passi avanti fatti nello sviluppo cognitivo oltre che fisico. Con l’acquisizione sempre più ampia delle capacità di linguaggio, oltre che ad un miglioramento delle competenze sul piano fisico sarà in grado di giocare un ruolo sempre più attivo e competente nella relazione con la propria figura di riferimento.

Tipologie di attaccamento

In base alla qualità della relazione con la figura di riferimento, il bambino potrà sviluppare diversi pattern di attaccamento.

Lo stile di attaccamento sicuro è quello manifestato dal bambino che nel corso dei primissimi anni di vita ha conosciuto una mamma capace di cogliere i segnali di disagio del bambino come ad esempio il pianto, e di rispondervi in maniera puntuale e congrua, offrendo cure, protezione e affetto. Interiorizzando l’idea di una mamma presente, pronta ad esserci in caso di bisogno, il bambino si sentirà più in grado di esplorare l’ambiente, provare cose nuove, sicuro che in caso di pericolo ci sarà qualcuno a proteggerlo. Osservando questi bambini in momenti di separazione e ricongiungimento con la propria figura di riferimento sarà possibile notare che essi piangono quando vengono allontanati dalla mamma, ma poi le corrono incontro quando lei ritorna e in poco tempo si rassicurano.

Lo stile di attaccamento evitante è’ lo stile di attaccamento manifestato dai bambini che durante il primo anno di vita, hanno sperimentato una relazione con una figura d’attaccamento incapace di cogliere i segnali di sofferenza del bambino, che rifiuta il contatto fisico e che non è in grado di rispondere ai suoi bisogni in maniera congrua. Così facendo, il bambino non riuscirà ad interiorizzare l’immagine di una figura di riferimento su cui poter contare, apparirà sfiduciato e mostrerà distacco sia fisico che emotivo nei confronti della madre. Osservando questi bambini in momenti di separazione e ricongiungimento con la propria figura di riferimento sarà possibile notare che essi non sembrano preoccuparsi dell’assenza della madre, e quando quest’ultima torna, non sembrano mostrare alcun interesse a ricongiungersi con lei. Sono perfettamente in grado di restare da soli, poiché abituati ad essere respinti ignorati.

Vivere una relazione con un genitore imprevedibile nelle sue risposte di fronte ai segnali del bambino, comporterà la creazione di un tipo di attaccamento insicuro ansioso-ambivalente. Non potendo contare su una risposta pronta e soprattutto stabile da parte della propria figura di riferimento, il bambino sarà incerto circa la disponibilità della propria madre a fornire cura e sicurezza. Osservando questi bambini in momenti di separazione e ricongiungimento con la propria figura di riferimento sarà possibile notare momenti di disperazione, disagio ed irrequietezza all’allontanarsi della mamma che non si placheranno nemmeno al suo ritorno.

Infine, quando la figura di riferimento per un bambino è un genitore violento e minaccioso questo genera un tipo di attaccamento disorganizzato, ovvero uno stile in cui il bambino mostra segni di agitazione e pianto significativo al distacco dalla madre, oppure evitamento durante il ricongiungimento, senza una logica apparente.

Siate per i vostri figli quella “base sicura” che servirà loro per poter guardare il mondo confidando nella vostra presenza in caso di bisogno. I piccoli devono poter sentire che c’è qualcuno vicino a loro su cui poter contare. Questo li farà sentire degni di essere amati e li aiuteranno a costruirsi una immagine di sé positiva, capace di sperimentarsi nel mondo. Per farlo, siate loro vicini, semplicemente con il vostro amore. È l’unica cosa di cui hanno veramente bisogno.

Dott.ssa Anna Guerrini

Psicologa


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