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Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività

20 Ottobre 2022

Talvolta i bambini sanno essere davvero scalmanati. Si muovono in continuazione, passano da un’attività all’altra, sembrano avere energie interminabili. In alcuni casi dietro questa apparente instancabilità si può celare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo che comporta difficoltà attentive, iperattività e impulsività che si presenta nei bambini al di sotto dei 12 anni di vita. I bambini con ADHD possono presentare alcuni tra i seguenti sintomi: difficoltà a concentrarsi per portare avanti qualsiasi attività; eccessiva vivacità, facile distraibilità, difficoltà nell’apprendimento. I bambini con ADHD inoltre, sembrano non ascoltare, parlano molto, non riescono a rispettare i turni sia nella conversazione che nelle attività con altri.

Per poter formulare una diagnosi di ADHD è necessario che siano presenti almeno 6 sintomi su 9  in ognuna delle sfere interessate dalla patologia ovvero quella dell’attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività. Inoltre, è necessario che i sintomi siano pervasivi, siano presenti in diversi contesti e che interferiscano nella vita dell’individuo che ne soffre, limitandone il normale funzionamento.

Diverse possono essere le cause che concorrono all’insorgenza del disturbo che possono interessare sia fattori biologici che ambientali.

Nello studio delle diverse cause dell’ADHD sono state riscontrate differenze nello sviluppo di alcune aree cerebrali tra bambini con e senza ADHD. Sono state inoltre riscontrate differenti caratteristiche neurobiologiche in presenza del disturbo di ADHD che si traducono in un deficit nel comportamento inibitorio, nella regolazione emotiva, nel mantenimento dei livelli di attenzione e nei processi di pianificazione ed esecuzione delle risposte motorie. Per quanto concerne i fattori ambientali, le ricerche hanno messo in luce l’impatto di alcuni fattori prenatali come l’esposizione ad alcool e fumo in gravidanza sullo sviluppo dell’ADHD. Nel tempo, altri fattori ambientali come ad esempio un ambiente di vita che espone a conflitti, cosi come legami di attaccamento disfunzionali possono comportare la manifestazione del disturbo.

Il trattamento dell’ADHD prevede un approccio multidisciplinare e un tipo di intervento multicomponenziale che integri un aspetto farmacologico e uno psicologico-psicoterapeutico. L’intervento di tipo farmacologico ha lo scopo di regolare i livelli di attenzione, iperattività e impulsività.

Accanto ad un approccio di tipo farmacologico, risulta indispensabile una presa in carico di tipo psicologico non solo del bambino affetto da ADHD ma anche dei genitori e degli insegnati, al fine di attuare un tipo di trattamento che accompagni il bambino nelle principali aree di vita (famiglia e scuola).

L’intervento di tipo cognitivo-comportamentale rivolto ai bambini con ADHD risulta essere particolarmente funzionale all’acquisizione di strategie per migliorare le sue capacità attentive, ridurre l’iperattività e l’impulsività sviluppando migliori capacità di pianificazione e controllo delle proprie azioni. I bambini vengono anche guidati verso l’acquisizione di abilità sociali.

Per quanto riguarda genitori ed insegnati, esistono programmi di parent e teacher training volti innanzitutto alla piena comprensione del disturbo. Per i genitori sarà importante apprendere strategie funzionali di gestione del comportamento dei bambini riducendo le risposte comportamentali disfunzionali messe in atto nella relazione con il figlio. Per gli insegnanti invece il focus sarà quello di costruire un ambiente scolastico adeguato, fornire indicazioni per gestire il bambino rispondere efficacemente ai suoi comportamenti, migliorare le sue capacità attentive e promuovere un buon funzionamento sociale.

Dott.ssa Anna Guerrini
Psicologa