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Quando l’allattamento al seno non è l’unica via: considerazioni psicologiche sull’allattamento artificiale

24 Giugno 2021

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) tra le più autorevoli organizzazioni sanitarie mondiali raccomanda l’allattamento al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6 mese di vita del bambino. Non ci sono dubbi sul fatto che il latte materno e l’allattamento al seno portino innumerevoli benefici sia alla madre che al bambino, essenziali per un sano sviluppo. Tuttavia, ci sono diversi motivi per i quali una donna si può trovare nella condizione di non potere – o non volere – allattare al seno.

L’allattamento al seno si configura nell’immaginario comune come l’unico modo attraverso il quale una madre nutre il proprio figlio. Dal momento in cui una donna scopre di essere incinta, inizia a formularsi mille domande sul bambino, su come sarà prendersi cura di lui. Un tema su cui spesso ci si interroga riguarda proprio l’allattamento. Ma sembra che non ci sia spazio per molte domande o dubbi e che l’allattamento al seno sia l’unica via percorribile.

Eppure, non per tutte le mamme l’allattamento al seno lo è. Ci sono mille motivi per i quali una donna può non desiderare allattare oppure si trova nella condizione di non poterlo fare. A determinare questa situazione possono concorrere motivi fisici, come il dolore o la stanchezza fisica, e motivi sociali, come ad esempio il fatto che molte donne devono rientrare a lavoro dopo poco tempo dalla nascita e quindi non hanno la possibilità di prendersi cura del proprio figlio allattandolo al seno durante la giornata. Inoltre, una donna potrebbe vivere il momento dell’allattamento in modo spiacevole.

Allora in situazioni come queste possiamo davvero dire che ci troviamo di fronte a mamme che sono meno mamme solo perché non allattano?

Assolutamente no. Una donna in quanto madre dovrebbe poter essere libera di scegliere se allattare o meno e farlo senza sentire di essere giudicata o considerata meno mamma di altre solo perché non allatta al seno.

Se l’allattamento al seno funziona, viene vissuto in maniera positiva sia dalla mamma che dal bambino ben venga. Ma se ci sono motivi per cui l’allattamento al seno non funziona, esistono altri modi per nutrire il proprio bambino. Ed è bene trovare il modo più adeguato per vivere al meglio il momento del pasto perché ricordiamo, il momento del pasto nella relazione mamma-bambino non assolve solo ad una funzione nutritiva, di soddisfacimento del bisogno fisiologico della fame, ma svolge una funzione psicologica molto importante, che influenza sia la madre che il bambino. È un momento di comunicazione e di creazione di un profondo legame con il proprio bambino, che potrà godere di questo momento tanto più sarà immerso in un clima sereno. Ma non è il seno l’elemento indispensabile affinché questo legame si crei. Il seno è solo uno degli elementi con cui si può creare il contatto fisico nel momento del pasto, ma ci sono anche gli sguardi i sorrisi, le braccia di una madre che stringono a sé il proprio bambino facendogli sentire tutto l’amore provato per lui.  E questi sono elementi che prescindono il fatto di alimentare il proprio bambino al seno o con un biberon.

Allora perché obbligarsi a vivere un momento difficile, se così viene percepito da parte della madre? Il bambino finirà per recepire tutto il malessere che si sta provando in quel momento. E questo potrebbe influenza il suo rapporto con il cibo. 

Non è l’allattamento al seno che rende una madre una buona madre. La buona madre è colei che al meglio delle sue possibilità riesce a prendersi cura del bambino, ad amarlo e ad esserci per lui.

Inoltre, come spesso occorre ricordare si è genitori in due. Per quanto si possa pensare che l’allattamento sia una questione esclusivamente materna, anche i papà svolgono un ruolo importante. Innanzitutto, possono sostenere la propria partner soprattutto nei momenti di difficoltà di quest’ultima che si trova a vivere l’allattamento come un momento difficile ed accompagnarla nella scelta di utilizzare il latte artificiale. Poi, qualora si decidesse di nutrire il bambino attraverso il latte artificiale, possono occuparsi in prima persona di dare il biberon al bambino, sollevando la madre da questo compito.

Dott.ssa Anna Guerrini

Psicologa


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