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Lo svezzamento

1 Luglio 2021

Lo svezzamento rappresenta una delle tappe fondamentali dello sviluppo del bambino e allo stesso tempo un momento critico nella relazione con i suoi genitori.

Dopo mesi trascorsi a nutrirsi di latte, arriva il momento di provare cibi solidi. Lo svezzamento non implica solo un cambiamento nelle abitudini alimentari, ma una vera e propria riconfigurazione nella relazione genitore bambino, che sappiamo essere molto implicata nel momento dei pasti.

Come tutti i cambiamenti o le fasi di passaggio che segnano le tappe fondamentali dello sviluppo di un bambino, anche lo svezzamento può essere un momento difficile sia per il bambino che per i genitori stessi. Tuttavia, è importante sperimentare al meglio questa fase, per gettare le basi per delle corrette abitudini alimentari e per un positivo rapporto tra genitori e figli.

Il cibo ha un significato molto intenso nella vita di un bambino e in particolare nella relazione con chi si prende cura di lui. Basti pensare all’intensità emotiva che caratterizza l’allattamento, momento nel quale il bambino e la persona che lo nutre si immergono quasi in una danza, fatta di ritmi e pause. L’allattamento, sia che venga fatto al seno o con il biberon rappresenta un momento molto importante dal punto di vista psicologico nella relazione che intercorre tra il bambino e la persona che si prende cura di lui, che lo tiene in braccio e lo nutre. Non si tratta solo ed esclusivamente di un cambiamento che interessa il cibo ingerito, ma di una riconfigurazione della relazione tra il bambino ed il proprio genitore. Lo svezzamento, infatti, rappresenta uno dei primi momenti di separazione e di espressione di un certo grado di autonomia nel bambino.

Ecco allora qualche semplice indicazione che può aiutare ad affrontare al meglio il momento dello svezzamento.

Innanzitutto, la prima regola è che non ci sono regole univoche per tutti. Mi spiego meglio: le più importanti organizzazioni sanitarie, come ad esempio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ci suggeriscono che il momento dello svezzamento dovrebbe avvenire non prima del sesto mese di vita del bambino, momento in cui egli dovrebbe aver raggiunto il livello di sviluppo fisico necessario per questa fase. Tuttavia, ogni bambino ha tempi e modalità proprie pertanto non bisogna fissarsi su schemi rigidi fin da subito ma rispettare i tempi del bambino fin dall’inizio e lasciare che sia lui, attraverso ad esempio la curiosità verso nuovi cibi o oggetti come il cucchiaio che detti i tempi da seguire.  Anche per quanto riguarda le modalità con cui approcciare a nuovi cibi non ci sono regole precise. La cosa migliore è trovare la strategia più adatta, su consiglio del pediatra, che sarà indicare quali cibi presentare al bambino e in quali formati.

Lo svezzamento non è un momento critico solo per il bambino, ma anche per il genitore. È importante che sia il genitore a gettare le basi affinchè il momento dell’assaggio di nuovi pasti avvenga il più possibile in un ambiente e in un momento sereno. Può darsi che il bambino accolga con piacere il nuovo cibo, o al contrario rifiuti ciò che viene proposto. In tal caso non bisogna né insistere troppo ma nemmeno demordere subito. In alcuni casi qualche tentativo in più potrebbe portare il bambino ad abbandonare le prime resistenze e ad assaggiare i nuovi cibi, in altri invece occorrerà rispettare i tempi del bambino e riprovare con nuovi tentativi dopo qualche giorno o settimana.

Fiducia e calma sono le carte vincenti per affrontare al meglio il momento dello svezzamento affinché possa essere un’esperienza positiva di conoscenza e crescita e non si trasformi in un’occasione di eccessiva tensione e stress.

Dott.ssa Anna Guerrini

Psicologa


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